Chi sono

Chi sono

Mi chiamo Alessandro Gianmoena e il mio percorso nasce da una convinzione che precede ogni appartenenza: la libertà non è un prodotto della storia, ma la sua sorgente. È un dono, una vocazione, una responsabilità. Tutto ciò che ho fatto — scrivere, aiutare a formare, comunicare e interpretare — si radica in questo orientamento.

La mia formazione politica e spirituale si è arricchita accanto a don Gianni Baget Bozzo, sacerdote, mistico e politico tra i più originali del secondo Novecento italiano, nonché consigliere di Silvio Berlusconi, statista e imprenditore che ha segnato una stagione della Repubblica italiana, cambiando la politica ed essendo eletto più volte Presidente del Consiglio dei Ministri. Baget Bozzo è stato, soprattutto, un maestro capace di mostrare come la politica, quando è autentica, sia un atto spirituale prima che strategico.

Con lui ho attraversato la frontiera in cui teologia, politica e destino si intrecciano. Sono stato suo segretario politico e, insieme a lui, mi sono occupato per molti anni di formazione politica, in un tempo in cui la politica non era ancora ridotta a tecnica, ma custodiva una dimensione vocazionale.

Il mio cammino nasce dentro un passaggio storico decisivo: la fine del Novecento, la dissoluzione delle grandi utopie, il tramonto del moderno e l’avvento della postmodernità. Dopo la caduta del Muro di Berlino, la globalizzazione — fenomeno naturale dell’agire umano — è stata proposta anche in forma ideologica, come progetto di un turbocapitalismo in cui la finanza sovrasta l’economia e il potere finanziario tende a dominare sulle nazioni. In alcune sue derive, questo immaginario ha sfiorato l’idea di un governo unico del mondo, capace di omologare culture e religioni, imponendo modelli consumistici e visioni transumaniste di un uomo che si pensa creatore di sé stesso.

Era un mondo che rischiava di trasformare il futuro in un eterno presente governato dalle macchine, fondato sui soli bisogni materiali. Una distopia speculare alle utopie del Novecento: entrambe accomunate dall’astrazione che pretende di piegare la realtà, entrambe incapaci di riconoscere la dignità dei popoli, ridotti a massa, a funzione, a strumento.

In questo scenario, la sola medicina contro ogni forma di schiavitù resta la libertà dell’uomo: non solo economica, non solo politica, ma spirituale. È questo il fuoco che ha alimentato la mia motivazione culturale e il mio impegno civile; è questo il motore che mi ha condotto a lavorare al fianco di Baget Bozzo fino alla sua scomparsa, dentro il progetto politico di libertà inaugurato da Silvio Berlusconi nel 1994.

Nei primi anni Duemila, insieme a Baget Bozzo, ho fondato Ragionpolitica, una delle prime riviste politico‑culturali italiane nate su internet: un laboratorio pionieristico in cui analisi, genealogia e visione si intrecciavano per leggere il presente senza subirlo. Quell’esperienza ha formato il mio metodo: pensare come atto di libertà, interpretare come servizio, scrivere come responsabilità.

Oggi il mio lavoro continua lungo quella stessa linea: unire geopolitica, cultura, mistica e filosofia in un’unica trama, capace di parlare al cuore e all’intelligenza. Intelligere ad libertatem è il nome di questo cammino: comprendere per liberare, liberare per servire.

Il resto — ciò che conta davvero — accade nel movimento interiore di chi legge. Perché la libertà non si possiede: si custodisce. E si trasmette.

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